Due artisti a confronto.

Una giornata per gli artisti. Così si definiva anche lui. Un ometto sulla quarantina. O forse cinquanta. Difficile dirlo senza incappare nell’errore. Forse perché era sovrappeso e già grigio di tempie. Era lì che ballava, nel suo mondo. Da lontano, la musica pompava. Da vicino, era lui che pompava la musica. La teneva a galla col suo ballo incessante, per niente sconclusionato. Non avrei potuto fare altrettanto. Non per la gestualità del ballo. Quella era semplice e costante. Ma ballare alla luce del sole, senza remore. Senza paura di affrontare la risata di quello che davanti lo filmava su facebook. Quello no, non mi sarebbe riuscito. A me occorre sempre un po’ di buio, l’atmosfera della discoteca, l’annullamento in mezzo a tanti. Lui no. Fiero del suo essere bizzarro, danzava sentendo la musica. In quello, era un artista. La sentiva nei piedi, nelle gambe, nelle braccia. La cantava, a modo suo. Indicava il cielo le parole che vibravano dentro di sé. Uno spettacolo! Così lo vedeva un bambino in prima fila. Incantato quanto lui nella sua musica. Incollato alla vita, con gli occhi fissi su quel tipo strano che ballava. Ballava, semplicemente.

EB

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